Giornale · Storia
Una giornata con la regina: Porsche 911 Carrera 4S (997)
Ogni curva racconta una storia: quella di una 911 nata per essere guidata, non semplicemente ammirata.
12 luglio 2026

Da ragazzo c’era un’auto che occupava ogni mio pensiero.
La Porsche.
Non una Porsche qualsiasi, ma quel mondo fatto di motori boxer, linee senza tempo e una storia costruita in pista prima ancora che sulla strada.
Ho sempre amato il marchio. Dalla 356, che in America veniva scelta anche per correre perché era leggera, affidabile e relativamente accessibile, fino alle 911 degli anni Settanta, che mi riportano ai ricordi di mio padre, un altro grande appassionato Porsche.
Poi sono arrivate le generazioni più moderne.
Bellissime.
Velocissime.
Ma se dovessi scegliere una sola 911 da tenere per sempre nel mio garage, sceglierei senza pensarci la Carrera 4S della generazione 997.
Per me rappresenta l’apice della serie 911.
So che qualcuno non sarà d’accordo, ma è proprio questo il bello delle passioni.
La 997 è arrivata in un momento perfetto della storia Porsche.
La tecnologia era già presente, ma non aveva ancora preso il sopravvento sulla meccanica e sul piacere di guida.
Ogni chilometro ti ricorda che sei tu a guidare l’auto, non il contrario.
La Carrera 4S ha qualcosa in più.
La carrozzeria larga.
Dal sedile di guida vedere quei passaruota posteriori accompagnare lo sguardo in curva è una sensazione difficile da spiegare.
Chi l’ha provata sa esattamente cosa intendo.
La mia compagna, invece, probabilmente descriverebbe quest’auto in modo completamente diverso.
Per lei è piccola.
Rumorosa.
Rigida.
Persino scomoda.
E, a dire il vero, capisco anche il suo punto di vista.
Ma per me è semplicemente perfetta.
Se non hai figli, è una delle auto più versatili che si possano desiderare.
Puoi usarla per andare al lavoro, partire per un weekend, affrontare una strada di montagna o semplicemente concederti un giro senza una meta precisa.
La mia è dotata del cambio manuale a sei marce e del pacchetto Sport Chrono.
Basta premere un pulsante perché il carattere cambi completamente.
Gli scarichi si aprono.
L’assetto diventa più rigido.
E una semplice strada di montagna si trasforma nel posto migliore dove trascorrere qualche ora.
Non servono velocità esagerate.
Bastano le curve giuste.
Negli anni ho avuto la fortuna di guidare auto incredibili.
Ho provato anche una GT4 RS sul circuito Tazio Nuvolari.
Un’esperienza pazzesca.
Ma quella è una storia che racconterò un’altra volta.
La 997, invece, continua a emozionarmi ogni volta che apro il garage.
Forse perché appartiene a un’epoca che non tornerà più.
Un’epoca in cui ingegneria, meccanica e tecnologia convivevano in un equilibrio quasi perfetto.
Le Porsche di oggi sono straordinarie.
Più veloci.
Più sofisticate.
Più efficienti.
Ma, almeno per me, hanno perso una piccola parte di quella connessione diretta tra uomo e macchina che rendeva speciale la 997.
Non è un caso che continui ad aumentare di valore.
Gli esemplari con pochi chilometri, unico proprietario e una storia impeccabile stanno diventando sempre più difficili da trovare.
La mia ne ha appena 35.000.
Ed è proprio questo che la rende così speciale.
Ma il suo valore non si misura soltanto nelle quotazioni.
Si misura in ciò che riesce a farti provare.
Per me non è solo un investimento.
È una compagna di viaggio.
È l’auto con cui scelgo la strada più lunga invece della più veloce.
È quella con cui raggiungo un buon ristorante, mi godo una bella serata e, quando esco, il primo sguardo non va al conto della cena.
Va al parcheggio.
Perché so che lì fuori mi aspetta lei.
Una Porsche 911 Carrera 4S.
Una di quelle automobili sincere che non hanno bisogno di stupire con numeri o cronometri.
Le basta accendersi.
E ricordarmi, ogni volta, perché da ragazzo sognavo soltanto una Porsche.
— Federico